Frecce da allenamento vs Frecce da gara: l’errore che molti arcieri commettono
Parlando con i clienti in negozio o incrociando gli arcieri sui campi di tiro, noto spesso un’abitudine molto diffusa, quasi una “tradizione” tramandata: quella di dividere il set di frecce in “buone per la gara” e “vecchie per l’allenamento”.
L’idea di base sembra logica: “Perché dovrei rovinare le frecce nuove sul paglione del campo scuola o in una sessione di volume, quando posso finire quelle dell’anno scorso?”. In realtà, dietro questo apparente risparmio si nasconde un errore che può penalizzare non solo i vostri punteggi, ma anche la vostra sicurezza.
La sicurezza: il carbonio non avvisa
Il primo punto su cui voglio soffermarmi non riguarda i punti, ma l’integrità fisica. A differenza delle vecchie aste in alluminio, che si piegavano palesemente dichiarando la fine del loro servizio, il carbonio è un materiale “silenzioso”.
Ogni impatto nel paglione, ogni urto tra le frecce nella rosata e ogni ciclo di spinta ricevuto dall’arco creano delle micro-fratture interne. Un’asta “da allenamento” che ha sulle spalle migliaia di tiri è una freccia strutturalmente affaticata. Il rischio è che l’asta ceda proprio nel momento di massimo sforzo, ovvero al rilascio. Un’asta che esplode sulla mano dell’arco o vicino al viso è un’esperienza che nessun arciere dovrebbe provare. Usare frecce vecchie e snervate “perché tanto è solo allenamento” è come correre in autostrada con gomme lisce sperando che non piova. Lo stesso ragionamento si può fare per le cocche, quest’ultime hanno un costo ridicolo in proporzione al resto della tua attrezzatura e per quanto la qualità delle plastiche possa essere alta dopo migliaia di tiri, le cocche si allargano, rischiando tiri a vuoto o rotture inaspettate.
Lo “spine” che cambia: perché la rosata si allarga?
Passando all’aspetto tecnico, dobbiamo considerare che la freccia è un organismo meccanico. Con l’uso prolungato, le fibre di carbonio o le leghe metalliche perdono la loro elasticità originaria. In gergo tecnico, diciamo che l’asta si “snerva”.
Cosa succede all’atto pratico? Lo spine (la rigidità della freccia) non è più quello dichiarato dal produttore. Se vi allenate con un set misto di frecce vecchie, avrete dodici aste che reagiscono in dodici modi diversi al paradosso dell’arciere.
Il risultato sono rosate che si aprono senza un motivo apparente. Spesso l’arciere, vedendo la freccia andare a ore 9, cerca l’errore nella propria tecnica o inizia a modificare la pressione del bottone o l’allineamento. In realtà, state solo inseguendo il difetto di un materiale che ha fatto il suo tempo.
Potete tirare le vostre frecce più vecchie, ammesso che non siano pericolose, solo per allenamenti a paglia dove la rosata non è importante.
Ci si allena come si gareggia
L’allenamento serve a costruire memoria muscolare e, soprattutto, fiducia. Se il vostro materiale non è costante, il feedback che ricevete dal tiro è falsato. Come potete essere sicuri della messa a punto (il tuning) del vostro arco se lo state testando con aste che hanno una risposta dinamica imprevedibile?
Allenarsi con frecce degradate significa abituare il cervello a una precisione mediocre. Quando poi in gara tirerete fuori il set “nuovo”, vi sembrerà di impugnare un altro arco, perdendo quel feeling necessario per gestire la tensione della competizione.
Il mio consiglio
Non vi sto dicendo di buttare le frecce dopo un mese, ma di imparare a capire quando un’asta ha terminato la sua carriera agonistica e tecnica.
Invece di declassare frecce vecchie e potenzialmente pericolose, il mio consiglio è quello di avere due set identici e ruotarli costantemente, oppure di destinare all’allenamento solo quelle aste che, dopo un attento controllo visivo e il “test della flessione”, risultano ancora integre e reattive.
Ricordate: la freccia è l’unico elemento che arriva a bersaglio. Trattatela con lo stesso rispetto che riservate al vostro riser o ai vostri flettenti migliori.
Buone frecce (sicure) a tutti!


